Enzo Maltempo

Da Odino e i Vikinghi a INRI Band

Enzo Maltempo, una vita per la musica.

La storia dei complessi musicali del Golfo di Gaeta

1960-1980

 Capitolo I

Vincenzo Maltempo 8 gen.1943 – 21 ott.2009

Gaeta: Erano ormai diversi giorni che non riusciva più a far correre le dita sulla tastiera come prima. Faceva fatica a controllarle. Non volavano, non rispondevano più ai comandi. Un tremore sempre più forte le attraversava tutte le volte che si avvicinava al pianoforte. Ogni volta doveva fare uno sforzo sempre maggiore per dominarlo e riuscire a fare della buona musica. Quei virtuosismi per cui era famoso, gli costavano una fatica enorme.
Anche quel giorno – dopo la sua solita suonatina pomeridiana -si sentiva stremato. Più del solito, come se avesse scalato una montagna. Eppure le sue scorribande sulla tastiera erano durate meno degli altri giorni.

-“E’ il caldo – si disse… ma era troppo intelligente per non capire che stava mentendo a se stesso.
Rimase su questo pensiero per qualche istante. Poi s’inabissò nella parte più profonda dell’oceano del suo inconscio.
– Pronto Damià… sono Enzino – disse quando riconobbe al telefono Damiano Campana, il chitarrista che insieme a Tonino Odino, voce e chitarra basso, componeva il trio, con lui al piano, dell’ultima formazione con la quale faceva musica.
– Domani sera, vorrei fare un concertino nel giardino di casa, tu come stai messo? Potresti? Ho già sentito Tonino lui è disponibile.- aggiunse senza dare a Damiano il tempo di dire una sillaba.
– Si…certo, penso che si possa fare….e come mai fai questa festa? Che ricorrenza è? – chiese incuriosito Damiano.
– Nessuna ricorrenza particolare Damià… Salutiamo l’estate che è finita. Ho invitato tutta la famiglia e qualche amico più caro. Stiamo insieme, facciamo un po’ di musica. – rispose Enzino.
– OK!Va bene, ci vediamo domani sera e facciamo un po’ baldoria come ai vecchi tempi. Arrivo verso le 17 così ti do’ una mano a montare gli strumenti in giardino. – disse allegro Damiano.
– OK, a domani, ciao – disse Enzino, chiudendo la telefonata.
Erano tutti lì in quella bella serata d’ottobre, seduti sotto i limoni del suo giardino,. tutti i componenti della sua famiglia e gli amici più cari per ascoltare la sua musica, tra una tiella e un babà, preparati come sempre da Assunta.
– Dai fa cantare un po’ anche me – disse Ettore, allungando la mano verso il “gelato” appoggiato sulla tastiera di Enzino.
Ettore, il fratello maggiore era venuto da Latina, insieme a figli e nipoti. Aveva avuto il dono di una bella voce, ma non aveva seguito Enzino nelle sue “avventure artistiche”, preferendo una più pratica carriera nel Banco di Napoli.
– Che vuoi cantare?- gli chiese Enzino.
– Dai …sai che le so tutte, ma preferirei qualche vecchia canzone, di quelle che cantavamo nelle serate d’estate sugli scogli davanti alla Villa. Ricordi?-
Si guardarono negli occhi Ettore ed Enzo e dopo un attimo partirono le note. Ettore non si fece pregare e attaccò:
– “Una rotonda sul mare – Il nostro disco che suona –
– Vedo gli amici ballare ma tu non sei qui con me……”

Anni sessanta

Eccoli i suoi amici seduti sugli scogli. Sentiva lo sciacquio del mare e il fresco delle serate d’agosto. Era un appuntamento fisso dopo cena: jeans maglietta polo e il mitico pullover blu sulle spalle.
Tanti ragazzi e ragazze, ad ascoltarlo mentre con la sua chitarra accompagnava l’improvvisato cantante di turno mentre altri facevano il coro e la luna che brillava sul mare faceva il resto.
Si finiva non prima di mezzanotte, massimo l’una, che per quegli anni era già troppo tardi, più che altro per le ragazze rigorosamente accompagnate da sorella o fratello maggiore.
Quelle serate favorirono tanti innamoramenti: anche Ettorino, fratello maggiore di Enzo, iniziò a corteggiare Pina che poi diventò sua moglie.

Il gruppo era ben assortito tra locali e villeggianti , con prevalenza dei romani
Oltre alla musica ci si divertiva con poco: molte barzellette, qualche scherzo benevolo,una bibita, un pinguino o una granita, acquistati dai vicini Bar Bazzanti e Bar Parrella (ex Caffè Traniello)
Non era raro assistere a gare di tuffi dal trampolino che era sull’ angolo della banchina.

Ci si tuffava rigorosamente vestiti. Uno dei “tuffatori” più famosi, anche per la sua mole, era “Ciattino”. Il suo “tuffo a panzata” lo faceva dal punto più alto del trampolino creando onde anomale tanto da ricevere, oltre che gli applausi degli amici, anche le proteste di chi era intento con torcia e “crampino” a prendere polpi e “purpesse”
La gente che passeggiava sul lungomare si fermava incuriosita nel vedere questo gruppo di giovani e meno giovani che intonavano “Roberta” di Peppino di Capri e “Io te vurria vasà” e ancora “Voce ‘e notte” e poi ancora i successi stranieri e tante tante belle melodie. Questi concerti improvvisati erano una attrattiva a cui quasi nessun giovanotto di Gaeta “vecchia” riusciva a sottrarsi.
Erano gli anni sessanta. Erano gli anni in cui a Gaeta, nascevano i primi “Complessi” (oggi si chiamano Band).
Sembrava che tutti volessero imparare a suonare. E lui, Enzo, non si sottraeva ogni sera c’era qualcuno a cui insegnava quattro o cinque accordi, sufficienti per accompagnare una canzone.
E qualche sera faceva capolino l’appuntato dei CC. Mannis che con finta burbanza invitava a interrompere il concertino per l’ora tarda.

– Enzino, quanti anni avevi quando accompagnavi con la chitarra quel gruppo vocale che mettemmo su nel quale cantavo il mio cavallo di battaglia “Passion Flowers.”? – chiese Ettore, dopo l’ultima nota di ‘una rotonda sul mare’.
– Mi pare quattordici….quindici
– Si, e ricordi quelle arrabbiature di nostra madre quando invece di esercitarti al piano con lei, scappavi a prendere le prime lezioni di chitarra da “Pasquale ‘o finanziere”, simpatico e virtuoso della chitarra , che rispondeva al nome di Pasquale Guadalupo.
– Vabbè, però ho imparato anche il pianoforte.-
– E per forza, altrimenti chi la sentiva a mamma…..a proposito di ricordi.. che anno era. quando Nino Bonolis, allora Direttore del Teatro Ariston, allestì in Piazza Roma uno spettacolo che venne ripreso dalla prima televisione via cavo.
– Era il 1958, e a presentare quella serata c’era Luciano Rispoli, che poi diventerà famoso…
– Beh; di presentatori famosi ne hai conosciuti diversi negli anni successivi, come il grande Mike Bongiorno , oppure Febo Conti nella trasmissione “Chi sa chi lo sa” dove eri il chitarrista del gruppo “The Bidelles Jazz College” dove suonavano Peppino Gentile, Roberto Scipione, Tonino Bazzanti e altri.

– Si, certo, poi mi notò Franco Rosselli voce e batterista oltre che leader del gruppo “Franco e i G5″ ed entrai in quel gruppo in sostituzione del chitarrista Dino Termine. I G5 in quegli anni andavano per la maggiore e facevano parte di quella schiera di artisti che venivano identificati come “complessi da night” e che tanto spopolavano in quegli anni. Ed anche se non ottenemmo quella popolarità e quel successo che ottennero altri gruppi, ad esempio, Renato Carosone e Peppino Di Capri, Marino Barreto, non eravamo certo meno bravi. Facemmo tante tournèe all’estero in Olanda, Germania, Francia, Svizzera …….e poi tra le tante tappe ci fu quella sulla Costiera Amalfitana 

– Già, dove, oltre al profumo degli aranci, trovasti l’amore di Assunta che in poco tempo diventò tua moglie. Un colpo di fulmine!
– Qualche anno dopo lasciai i G5 e tornammo a Gaeta. Ero stufo di girare. Ma avevo sempre voglia di fare musica e formammo un gruppo locale denominato “The Fischerman” dove ritrovai Tonino Bazzanti alla batteria e gli amici di Terracina Giovanni Giannetti e Fernando Jannicola oltre alla voce di Aldo Jannotta. Avemmo un buon successo ci chiamarono a suonare a Zuabruken in Germania, ma la nostalgia di casa dopo un po’ prevalse e tornammo a casa.


– Io invece ricordo ancora quel gruppo con la giacca argentata……”I Nobili”.
– Si, io alla chitarra, Tonino Bazzanti alla batteria , Bruno Piludu alla chitarra ritmica e Nicolino Perrone al contrabbasso. Ci esibivamo a Gaeta e nelle città vicine ed eravamo molto seguiti da quei ragazzi che come Tonino Odino, Federico Stoklin, Pasquale Lachimia, Salvatore Riccio, Dino Bartolomeo, Gianni Sciolto, Damiano Campana e qualcun altro che non ricordo, anni prima erano seduti sugli scogli davanti alla villa Traniello.
– Si i ragazzi degli scogli….. anche loro si diedero da fare….di li a poco grazie anche ai tuoi incoraggiamenti diedero vita ad altri gruppi musicali come ad esempio “The Black Men”, “Le Folgori”, “Odino e i Vichinghi” e altri. Hai fatto scuola Enzo!
– Si, insegnavo qualche accordo……….. mio Dio quanto tempo è passato! Mi tornano in mente tante belle giornate, ma il ricordo di quelle serate con gli amici sugli scogli è particolare e non mi abbandona mai……

L’ultima formazione lo vedeva principalmente al pianoforte e con gli amici Damiano Campana, Tonino Odino e Bruno Piludu.
Ed è a loro che ha chiesto di accompagnarlo in una serata speciale, un concerto nel giardino di casa dedicato alla sua famiglia e i suoi amici più cari.
E’ stato l’ultimo. Era il 20 ottobre 2009.
Il giorno dopo la sua vita si concluderà come il finale di una bella canzone.
Caro Enzino, quei ragazzi che erano seduti con te sugli scogli, ti ricordano con tanto affetto e ti dicono Grazie.

                  Dino Bartolomeo

 I Davidson, anni ’70 –

 Batteria, Salvatore Bartolomeo; basso, Enrico Paone; tastiera Gianfranco Matteis; chitarra, Enzo Maltempo; voce Giorgio Davide

 

 

 

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